Dal 9 maggio del 2003 ,(data della sua nascita), la nostra associazione ha fatto molta strada, riuscendo ad accreditarsi agli occhi degli utenti Internet e degli addetti ai lavori come una realtà fattiva ma soprattutto capace di elaborare analisi articolate e proposte sensate.
Sin dalla scelta del nome la nostra associazione ha voluto rimarcare due cose, innanzitutto la necessità di occuparci del fenomeno della globalizzazione e con la desinenza it la chiara identificazione con il fenomeno Internet.
La globalizzazione rappresenta sicuramente l'elemento nuovo che viene a cambiare le carte in tavola e a costringere tutti noi a spogliarci completamente delle vecchie convinzioni e di tutti i ragionamenti svolti nel passato, quando le società umane vivevano in una dimensione prettamente locale e ben difficilmente le scelte di un paese avrebbero avuto un grande impatto sulla vita di paesi lontani. Ad oggi la globalizzazione può essere considerata un fenomeno compiuto in economia e i problemi ecologici hanno tutti una dimensione planetaria che rende folle il semplice pensare di poterli risolvere in ambito locale se non nell'ottica del famoso detto cinese secondo cui, se tutti puliscono davanti la propria casa, tutta la città sarà pulita. Possiamo individuare 3 macrogruppi in cui idealmente suddividere le correnti di pensiero che in qualche modo cercano di comprendere questo fenomeno capace di rimettere in discussione il passato e di mettere in difficoltà, associazioni, partiti, istituzioni che nonostante i diversi tentativi di adattamento o addirittura il cambio del nome non riescono ancora ad essere al passo con i tempi.
l'area che possiamo definire global è composta da coloro che ritengono i valori e le istituzioni esistenti capaci di gestire anche il fenomeno nuovo della globalizzazione, sia pur con degli adattamenti significativi. Giusto per fare un esempio, pensiamo all'istituto del diritto di sfruttamento delle opere dell'intelletto, (meglio conosciuto come diritto d'autore), che nato in presenza di un sistema di distribuzione legato al supporto fisico (libro, cd ...) i global ritengono di poter adattare al mondo digitale con delle piccole innovazioni, ma senza significativi stravolgimenti.
Un'area no global, che se le parole hanno un senso, indica coloro che vedono in maniera negativa la globalizzazione, si caratterizza soprattutto per le critiche a fenomeni certamente deprecabili o per il voler applicare idee antiche ad un fenomeno nuovo e tutto sommato inatteso. Un'area newglobal, dove noi abbiamo saldamente deciso di posizionarci, che invece vede nella globalizzazione un fenomeno positivo, (pur non sottacendo i problemi generalmente frutto del desiderio di non stravolgere idee, istituzioni, interessi del passato), ma nuovo e, quindi, da affrontare ridisegnando un po' tutta la nostra organizzazione sociale sia pur nell'ambito di un necessario periodo di transizione in cui il vecchio si dissolva nel nuovo. Per fare un esempio, il diritto degli autori di essere remunerati per il loro lavoro va rimodulato completamente in funzione delle nuove opportunità tecniche.
Il pilastro su cui regge tutta la globalizzazione attuale è la telematica, ma soprattutto Internet, che rappresenta lo strumento assolutamente insostituibile per garantire un salto di qualità al genere umano. Spesso si ricorda che il primo esempio di globalizzazione fu realizzato dall'Impero Romano, accostando di fatto quell'esperienza alla attuale. Senza lanciarmi in un' accurato trattato storico io credo che i due fenomeni siano stati tutto sommato diversi e che, solo per fare un esempio, in passato è vero che un qualsiasi cittadino romano della Gallia avrebbe potuto acquistare merce dalla Dacia, ma avrebbe trattato soltanto con l'ultimo degli intermediari e non direttamente con il produttore, mentre l'avrebbe potuto fare con un produttore del proprio paese. Oggi due esseri umani residenti sul pianeta si trovano ad una distanza misurabile in click del mouse e hanno sempre meno bisogno di intermediari. Già semplicemente guardando in casa nostra scopriamo che siamo sempre in contatto e collaboriamo efficacemente pur vivendo a migliaia di km di distanza, cosa semplicemente impensabile solo 10 anni fa. Tutto questo cambia radicalmente il nostro modo di essere, di pensare, di operare. Permettetemi di ricordare quando da semplice studente di informatica io credevo che il mondo sarebbe inevitabilmente sprofondato nella dittatura digitale del grande fratello, visti gli strumenti di controllo che l'informatica può offrire e visto lo sviluppo delle reti di computer, all'epoca orientate verso strutture gerarchiche. La sola speranza che onestamente avevo era quella di assistere a questa iattura in tarda età, quando completamente rimbambito non avrei capito cosa stesse accadendo. Questo fino a quando non ho incontrato sulla mia strada Internet che per me è stata una grande speranza oltre che una grande passione. Internet è l'antitesi del grande fratello, Internet è la democrazia, Internet è il solo e unico mezzo capace di donarci una vera globalizzazione democratica. Purtroppo però, come sempre accade quando qualcosa di nuovo irrompe nella vita di tutti, cambiandone radicalmente l'esistenza, si crea un raggruppamento disomogeneo composto da chi ha paura per principio del nuovo o semplicemente non sa o non vuole cambiare il proprio modo di lavorare o operare o semplicemente da chi difende strenuamente interessi limitati. Oggi più che mai noi dobbiamo difendere questo strumento da chi cerca in ogni modo di sabotarlo con leggi idiote e provvedimenti cretini. Oggi più che mai noi dobbiamo difendere lo strumento della democrazia dagli integralismi e dalle isterie collettive. Oggi più che mai dobbiamo contrastare l'innata voglia di censurare, di controllare, di occultare, insita purtroppo non solo nei regimi dittatoriali o parareligiosi, ma anche nelle democrazie occidentali. Non si tratta purtroppo di un partito o di uno schieramento. Magari fosse così! Basterebbe osteggiarlo. Il gruppo dei conservatori è trasversale rispetto agli attuali partiti. E' vero, il Ministro Urbani con le sue due leggi oscene è stato al centro delle nostre contestazioni, ma nella scorsa legislatura personalmente io protestavo sia contro la presa di posizione dell'On.Panattoni rispetto al provvedimento salvaprovider sia contro il provvedimento che l'on. Passigli voleva far passare e che fortunatamente si estinse per fine legislatura. Entrambi esponenti della sinistra. Gli avversari sono tanti e non voglio addolcirvi la pillola con il detto famoso “molti nemici molto onore” anche perché io non ci ho mai creduto, ma ho sempre pensato più correttamente “molti nemici tante mazzate” e non voglio nascondervi le difficoltà che dovremo affrontare e di cui avete già avuto un saggio con la terribile vicenda Urbani. Voglio dirvi, però, che siamo nel giusto e che se anche perderemo delle battaglie non potremo perdere la guerra. Voglio dirvi che la storia saprà far giustizia e ricordare il nostro lavoro per contrastare chi oggi tenta in ogni modo di sostenere tesi oscurantiste. Oggi noi siamo di fronte ad un bivio: o il rinascimento digitale o il medioevo digitale, e di fronte a questo bivio non ci è concesso tergiversare. Noi abbiamo già scelto e sicuramente NON abbiamo scelto il medioevo digitale!
La nostra assemblea, che giunge a poco più di un anno dalla fondazione, m'impone un bilancio, per quanto rapido, del lavoro svolto, cui voglio aggiungere anche propositi ed idee per il futuro. Ho raggruppato in 4 punti le aree di intervento di NewGlobal.it.
1)difendere Internet, la sua identità, la sua cultura e le libertà digitali;
2)esportare nel mondo reale quanto di buono la cultura Internet intesa in senso lato ha saputo produrre ed elaborare proposte sensate, capaci di adattare la nostra organizzazione sociale alle opportunità rese possibili dalla globalizzazione e dai progressi di tipo tecnico-scientifico;
3) diffondere anche tra chi non usa assiduamente Internet o non lo usa affatto la sua cultura innovativa ed in ogni caso una corretta informazione da opporre alla caccia alle streghe che sembra essere diventato lo sport nazionale;
4)aiutare i naufraghi della globalizzazione, cioè coloro che persi i punti di riferimento tradizionali si sono trovati soli in balia di chi ha usato i buchi aperti di un sistema non opportunamente guidato per arrecare danni al prossimo.
Per quanto riguarda il punto 1 la nostra associazione è stata sempre in prima linea. Ricordo soltanto le iniziative contro la brevettazione del software o contro la legge Urbani ma permettetemi di ricordare anche l'impegno in sostegno di Luca Armani nella causa contro Giorgio Armani per il possesso del dominio armani.it, una iniziativa che seppur molto difficile abbiamo intrapreso proprio nella convinzione che fosse necessario preservare i valori di chi ha di fatto fondato la comunità Internet contro l'aggressione delle logiche esclusivamente commerciali. Pur nella convinzione che su questo punto abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo non posso però non verificare gli scarsi risultati ottenuti, imputabili secondo me alla mancanza di coesione dei gruppi e delle associazioni che si occupano di Internet più simili ad una armata Brancaleone che ad una lobby rispettata. Resta il rammarico per una occasione perduta, quando in quel dicembre 2003 fu inopportunamente deciso di sopprimere la Naming Authority, un'ente che aveva avuto una sua gloriosa storia sia pur nel solo campo dei domini e che aveva raccolto pezzi rappresentativi della comunità Internet. Come spesso avviene invece di riformare profondamente quello che poteva diventare l'elemento di coesione della nostra comunità facendola evolvere verso nuovi compiti si è preferito eliminarla. Una scelta certamente miope che ci lascia orfani di punti di riferimento da cui partire. Ma è inutile piangere sul latte versato, dobbiamo pensare a correre ai ripari al più presto. Secondo me è necessario che la nostra associazione lavori alla realizzazione di una alleanza difensiva tra tutte le associazioni che si occupano del mondo Internet per fronteggiare leggi errate o pericolose. Alleanza la cui mancanza si è sentita in maniera evidente durante la triste vicenda Urbani. Dovremo lavorare con la massima umiltà e senza inutili protagonismi al fine di raccogliere quanti più soggetti possibile per poter reagire in maniera rapida e efficiente a tutte le sfide di domani. Questo purtroppo deve essere l'impegno prioritario della nostra associazione nel breve periodo perché se non riusciamo a difendere “dallo straniero” la nostra “linea del Piave” avremo perso per sempre l'opportunità di una globalizzazione uno a uno, essere umano a essere umano, in favore di una globalizzazione uno a molti, poteri forti a popolazioni deboli.
Per quanto riguarda il punto 2 abbiamo iniziato da poco ad affrontarlo in positivo, ovvero con idee e proposte di ampio respiro, e non semplicemente da un punto di vista difensivo, ovvero tentando di bloccare provvedimenti pericolosi o demenziali. Il nostro documento sul diritto d'autore ha rappresentato al meglio questa esperienza. Il gruppo di studio appositamente creato è riuscito a produrre una analisi articolata dell'intero problema ed una serie di proposte tra cui anche una proposta di legge. Il metodo che abbiamo usato si è dimostrato efficiente e da riproporre. Abbiamo raccolto in un gruppo costituito ad hoc un gruppo di iscritti che per motivi professionali o di interessi personali si sono occupati di diritto d'autore a cui abbiamo aggiunto l'apporto di amici di altre associazioni con cui abbiamo ottimi rapporti. Secondo me dovremo riproporre questo metodo in maniera massiccia coinvolgendo le altre associazioni amiche o partner che hanno da sempre svolto un ruolo insostituibile di analisi e di informazione sia pur limitato ad aspetti particolari. Penso alle associazioni del sw libero, del telelavoro ecc. Credo che l'associazione NewGlobal.it non debba sovrapporsi o diventare concorrenziale a queste eccezionali realtà ma porsi come elemento di sintesi, ovvero capace di raccogliere le sollecitazioni, l'esperienza e la competenza presente per creare momenti di confronto prima e di intervento (ad esempio proposte di legge o progetti complessi ) poi. Io credo che il senso dell'associazione in una prospettiva futura si giochi proprio sulla nostra capacità di esportare nel mondo reale quanto di innovativo la cultura Internet intesa in senso lato ha saputo realizzare. Solo per fare un esempio per niente esaustivo ma solo esemplicativo, dobbiamo riflettere su come la cultura open source o su come l'idea della conoscenza condivisa possa attecchire anche in campi diversi da quello del software, penso ad esempio ai farmaci, saliti agli onori della cronaca a causa di un paradosso secondo cui i paesi in via di sviluppo non possono acquistare i farmaci per curare malattie come l' aids. In realtà questo è un problema teoricamente di facile soluzione essendo il classico caso particolare del sistema, basta che le case farmaceutiche accettino di far produrre in loco i loro farmaci riducendo sensibilmente gli oneri da sfruttamento del brevetto, magari anche utilizzando aiuti dei paesi ricchi, tanto la scelta non è tra un ricco guadagno ed un povero guadagno ma tra un povero guadagno ed il niente. Una accurata analisi e magari delle idee innovative sono necessarie invece se pensiamo che l'attuale sistema basato esclusivamente sui brevetti non produce il miglior farmaco possibile per l'utente. Mi spiego meglio, attualmente una casa farmaceutica può scoprire e brevettare un farmaco molto importante che ha un effetto collaterale fastidioso (l'esempio classico lo ha dato Giobbe Covatta parlando del viagra che una volta preso fa vedere i puffi, ovvero si da una visione distorta con una sovrappresenza del colore blu), con il brevetto può fare quello che crede tra cui anche non minimizzare gli effetti collaterali se ritiene le spese per farlo eccessive e il farmaco va bene, tra l'altro può impedire agli altri di usare detto brevetto e quindi se anche un'altro soggetto scoprisse un modo per ridurre gli effetti collaterali non potrebbe guadagnare da questa scoperta. Senza contare il fatto che spesso le nuove scoperte si basano su precedenti invenzioni secondo il principio che solo se qualcuno ha inventato la ruota un'altro potrà costruire l'automobile e quindi il diritto di bloccare l'uso di una propria tecnologia può ridurre la quantità di progresso e non certo aumentarla. Ovviamente nessuno di noi è così avventato da proporre l'abolizione del vecchio sistema senza avere in alternativa un nuovo sistema che abbia mostrato la sua validità. I farmaci sono un bene essenziale e non dobbiamo essere leggeri, però abbiamo l'obbligo morale di sperimentare nuovi approcci con il nostro metodo oserei dire scientifico, quindi senza innamorarci della idea in se ma valutando sempre con correttezza e attenzione i risultati e le prospettive e sempre con il cestino a portata di mano qualora i risultati dovessero dimostrare che abbiamo torto, considerando anche che un sistema non deve necessariamente essere esclusivo, per un periodo di tempo anche abbastanza lungo vi possono essere forme di convivenza come accade nel software dove il software libero convive con quello proprietario. Questo è solo un esempio, avrei potuto parlare delle tecnologie relative alle energie rinnovabili, dove potrebbe essere rivoluzionario pensare a delle tecnologie base individuate all'interno delle università e liberamente utilizzabili, a cui chiunque può aggiungere migliorie a patto di rilasciarle gratuitamente alla comunità e che chiunque può produrre. Con un sistema simile ci troveremmo in breve con tecnologie ad altissimo tasso di innovazione e a costi molto più bassi perché non vi sarebbero monopoli fittizi. E' nostro interesse che tutti passino al più presto alle fonti energetiche rinnovabili, perché l'inquinamento non è legato ad una area geografica ma lo smog si muove e danneggia tutti e personalmente credo che le idee nate nella comunità Internet siano le migliori per garantirci questo risultato.
Il punto 3 invece è stato fin dall'inizio della nostra storia preso in considerazione con il famoso manuale sul p2p in cui abbiamo racchiuso alcune informazioni semplici su cosa fosse il p2p e una analisi dei problemi legali a cui potevano incorrere le persone non informate. Il 6 novembre del 2003 abbiamo distribuito davanti alle scuole di 7 città italiane il manuale e stiamo distribuendone 5000 copie nelle scuole di Lecce in collaborazione con l'Ente Provincia. Anche durante l'approvazione della legge Urbani abbiamo partecipato al volantinaggio organizzato dal popolo della rete raccolto attorno al forum del sen. Cortiana coprendo almeno la metà delle città dove il volantinaggio si è svolto. Non dimentico i tavoli informativi organizzati dal responsabile della Lombardia Enzo Viscuso a Milano in occasione del processo a Luca Armani. Onestamente però riconosco che la nostra capacità di incidere nel mondo reale non è stata elevatissima e credo che bisognerà ragionare su come sanare questo problema, certo ci siamo dimostrati molto meglio attrezzati delle altre associazioni Internet, ma io non ho mai desiderato essere il monocolo nella terra dei ciechi.
Per quanto riguarda il punto 4 infine la nostra scelta di creare un gruppo autonomo, Sportello Internet, per la difesa dei consumatori è stata molto positiva perché ha sottratto compiti operativi all'associazione che altrimenti avrebbe finito per non concentrare le proprie forze sugli obiettivi prioritari e nel contempo ci ha permesso di offrire uno sportello virtuale che ha dato consigli legali sul p2p alle persone che li ponevano e ci ha permesso di aiutare ad organizzarsi i truffati dei bond argentini, della Cirio e della Parmalat. E' stata questa una risposta concreta alla necessità di aiutare le persone a difendersi dalle insidie della globalizzazione dei furbi, capaci di approfittarsi del ritardo culturale della stragrande maggioranza della popolazione incapace di godere dei notevoli vantaggi che la tecnologia ci offre. Identificati con la parola infopoveri, costoro sono i nuovi analfabeti, incapaci di comprendere la lingua della globalizzazione sono condannati a fidarsi degli altri, purtroppo non sempre disinteressati benefattori.
Io credo che questo gruppo autonomo sarà molto importante nel futuro dell'associazione e faccio quindi i miei migliori auguri ai suoi responsabili, Pina Fiorito e Enzo Viscuso.
Ritengo inoltre opportuno proseguire sulla strada dei gruppi autonomi, con obiettivi limitati e con un notevole margine di autonomia decisionale che eviti loro i colli di bottiglia degli organi decisionali dell'associazione ma che impedisca di fatto di creare tanti piccoli gruppi scollegati tra loro che non perseguano comunque la strategia comune dell'associazione.


