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DIFESA CONSUMATORI : Sempre piu' a rischio la sicurezza alimentare?
Inviato da admin su 23/5/2004 17:42:53 (2302 letture)

Una sentenza della Corte Suprema canadese catalizza nuovamente l'attenzione sugli organismi geneticamente modificati, sui rischi di un loro uso e sulle forti pressioni di alcune lobby favorevoli ad una loro generalizzata diffusione.


Il caso "esemplare" di Percy Schmeiser

"Quando ci venne fatta causa io e mia moglie immediatamente ci rendemmo conto che 50 anni di ricerche e sviluppo di un seme puro di colza che fosse adatto alle condizioni del suolo, del clima e in particolar modo alle malattie, erano andate in fumo, perchè probabilmente la nostra colza era stata contaminata "

Questo è Percy Schmeiser, agricoltore canadese, impegnato politicamente già come sindaco che come consigliere comunale a Bruno, Saskatchewan-Canada, presente in numerosi comitati a livello sia provinciale che federale, spesso in prima linea per il miglioramento delle condizioni di lavoro degli agricoltori.
Insomma un personaggio decisamente scomodo.

Nel 1998 comincia la sua paradossale battaglia legale con la multinazionale Monsanto che lo accusa di aver sottratto illegalmente e poi utilizzato nel fossato che delimita i suoi campi da quelli della Monsanto, semi di colza geneticamente modificati brevettati dalla Monsanto stessa. Un'accusa, ed al tempo stesso una beffa. Perché Percy e sua moglie, ricevuta la denuncia, si rendono conto che effettivamente i loro semi, frutto di decenni di prove e ricerche, erano davvero stati alterati, leggasi contaminati, irreparabilmente rovinati.

Probabilmente dunque, semi della Monsanto erano stati portati dal vento su parte dei terreni di Schmeiser.


Ricordiamo ancora due cose.

Primo: gli agricoltori che usano semi Monsanto non possono ripiantare i semi dei prodotti maturati, ma devono ricomprarli dalla Monsanto.
Secondo: la Monsanto vende ai contadini anche erbicidi, allo spruzzo di questi erbicidi resistono solo i semi geneticamente modificati, sicché se un agricoltore intende usare l'erbicida Monsanto, poi potrà solo coltivare semi Monsanto, e se per caso uno spruzzo dell'erbicida del vicino finisce sul suo campo coltivato tradizionalmente, tutto il raccolto va perduto.

Dopo due anni di udienze, la Monsanto decide di ritirare l'accusa secondo cui gli Schmeiser avrebbero ottenuto illegalmente i semi OGM, è un'accusa che, nonostante le schiere di avvocati a disposizione, non potrebbe avere successo. Occorrerebbe piuttosto portare sul banco degli imputati il vento, o gli uccelli, rinomati trasportatori di semi da un campo all'altro, almeno per ora inafferrabili nemici della proprietà intellettuale sulle sementi.

L'accusa si è cosi' concentrata sull'imputazione di violazione della proprietà intellettuale, non importa se voluta, colposa o addirittura sgradita.

Il lungo procedimento si conclude con la sentenza della Corte suprema canadese il 21 maggio 2004: per i giudici, l'agricoltore di Bruno ha violato la proprietà intellettuale della Monsanto.

In sostanza, indipendentemente da come un seme OGM entri nel campo di un ignaro contadino, da quel momento il raccolto diviene di proprietà della multinazionale che lo ha brevettato. Ma non solo, anche le sementi che per 50 anni l'agricoltore aveva migliorato con tecniche tradizionali ora non potrà piu' riutilizzarle.

OGM - Un salto nel buio?

OGM, organismi geneticamente modificati in agricoltura, sono al contempo il simbolo dell'arroganza dell'uomo sulla natura, e dell'uomo sull'uomo.
Modificare geneticamente i fondamenti della natura per asservirli agli interessi dell'uomo, in un ottica antropocentrica, magari per i piu' nobili scopi puo' essere un argomento degno di seria ed attenta discussione. Personalmente ritengo che neppure l'esigenza di sconfiggere la fame nel mondo giustifichi la manipolazione genetica della natura. Questo, per una mia personale convinzione, l'uomo è un ospite di questo pianeta, e non il suo padrone. Ma anche per ragioni di "efficienza" del
sistema: le manipolazioni genetiche tendono a ridurre drasticamente la biodiversità, impoverendo le risorse della terra. La fisica ci insegna che ad ogni "azione" corrisponde una "reazione" di forza uguale e contraria: nulla sappiamo delle reazioni dell'ecosistema sul lungo periodo alle nostre manipolazioni. Stranamente le nazioni e fin anche l'Unione Europea, che pur hanno riconosciuto espressamente i
principi di prudenza e precauzione, affrontano con sconsiderata superficialità ed approssimazione il tema degli organismi geneticamente modificati. Stiamo scegliendo di attraversare un ponte pericolante senza neppure riuscire a vedere cosa ci aspetti
dall'altra parte. Ci sono, ed a sottolinearlo sono proprio quelle organizzazioni che da decenni si battono per la sicurezza alimentare ed i diritti alimentari dei paesi piu' poveri, altri strumenti per cercare di battere la fame: in particolare, la diffusione delle conoscenze su cosa e come produrre ed un commercio piu' equo e sostenibile.

Graffiti di business: le rivelazioni di un agricoltore

Ma come operano queste multinazionali dell'alimentare? E' credibile la Monsanto quando afferma di volere, attraverso gli OGM, abbattere la fame nel mondo? Quali principi e quali metodi guidano le politiche di multinazionali come la Monsanto?
Quando la Monsanto stipula contratti con gli agricoltori, li impegna al rispetto di clausole che possiamo definire, non senza eufemismi, piuttosto originali.


E' lo stesso Percy Schmeiser a descriverle:

L'agricoltore che acquista i semi OGM si impegna a non far uso di nessun altra specie di seme (altrimenti, notasi il paradossale uso della lingua, i semi biologici finirebbero col contaminare quelli generticamente modificati). L'agricoltore si impegna quindi ad usare sempre e solo semi Monsanto e diserbanti chimici Monsanto.
In caso di controversia, l'agricoltore si impegna a non adire alcun tribunale, né dovrà parlare della vicenda con i media.

La Monsanto è poi dotata di una propria forza di polizia, negli Stati Uniti è la "Pinckerton Investigation services" che ha il compito di controllare i campi degli agricoltori impegnati contrattualmente con la Monsanto.

Alcuni aspetti delle politiche di Monsanto fanno quasi sorridere: si pensi alla campagna pubblicitaria rivolta agli agricoltori, invitati a denunciare i vicini che usino semi Monsanto senza autorizzazione, in cambio di un ambito regalo: una giacca in cuoio della Monsanto.

Per verificare che l'agricoltore abbia utilizzato semi Monsanto, c'è una tecnica apparentemente infallibile: elicotteri spruzzano diserbanti come il "Roundup" sui campi "sospetti". Se le piante per caso resistono, per l'agricoltore inizia un vero e proprio calvario.

Ma c'è di peggio. I semi geneticamente modificati, proprio perché creati in laboratorio, sono piu' forti e resistenti. Il gene modificato è un gene dominante.
Né ci puo' essere coesistenza nel lungo termine tra campi OGM e campi biologici, il trasporto tramite animali o vento prima o poi porterà gli OGM anche nei campi tradizionali, i geni modificati "scacceranno" gli altri, e naturalmente, anche ignari agricoltori si ritroveranno i campi invasi da semi OGM, e magari la beffa di una denuncia per violazione della proprietà intellettuale.

E' questo l'urlo disperato di un agricoltore canadese di 73 anni che ha visto apparire quasi dal nulla gli OGM, osservato altri agricoltori credere alle promesse di grandi multinazionali, visto infine gli effetti devastanti degli OGM su biodiversità ed ambiente. Percy Schmeiser da Vancouver chiudeva cosi' il suo intervento ad una conferenza sul tema degli OGM: Quando parlo ai contadini dei paesi del terzo mondo - Africa, India, Bangladesh eccetera - gli dico che loro almeno hanno ancora una scelta. Noi in Canada non abbiamo più una scelta per quanto riguarda molti tipi di colture. E' tutto contaminato. E nessuno ci aveva informati prima di quello che sarebbe potuto succedere."

Bagliori di speranza

Gli OGM sembrano ormai destinati a diffondersi ovunque. Perfino l'ONU, attraverso la FAO, ha presentato a Roma lo scorso 18 maggio un rapporto secondo il quale gli OGM "possono contribuire a battere la fame nel mondo e non creano danni alla salute ed all'ambiente". Eppure le resistenze si fanno sempre piu' forti, soprattutto da parte
di agricoltori e consumatori.

I consumatori sembrano sempre piu' attenti alla qualità biologica degli alimenti che acquistano. Sono in fondo proprio loro che possono fermare gli OGM, prima che sia troppo tardi, con una scelta semplice e chiara, rifiutandosi di acquistarne i prodotti derivati ed obbligando le multinazionali stesse a fare un passo indietro, come recentemente accaduto in Australia con una varietà di colza geneticamente
modificata. Per questo è essenziale che ogni prodotto riporti con trasparenza composizione ed origine dei componenti.

Intanto qui in Italia, il Ministro per le politiche agricole e forestali, Giovanni Alemanno, si è impegnato ieri 22 maggio da L'Aquila a riproporre il decreto legge già presentato ad inizio anno che impedisce la semina di OGM sul suolo nazionale e ribadito una ferma chiusura ad ogni ipotesi di uso agricolo degli OGM in Italia:

"La commissione europea, dopo una lunghissima pressione operata nei confronti di stati membri ha autorizzato soltanto il consumo alimentare del BT11, non la semina.
A tutt'oggi a livello europeo non esistono sementi autorizzate se non in singoli stati, per cui dal punto di vista italiano non rischiamo di avere, per adesso, l'introduzione di sementi Ogm. Siccome questo potrebbe avvenire nei prossimi mesi, perche' la commissione europea e' molto aperta rispetto agli Ogm e molto determinata a seguire questa realta' anche al di la' della resistenza di stati membri, prima fra tutti l'Italia e' necessario immediatamente dopo le elezioni fare un decreto legge o
comunque un intervento legislativo per stabilire le regole sull'utilizzo di Ogm in agricoltura, in Italia. Queste regole devono essere di assoluta chiusura, perche' non ci sono le condizioni per la coesistenza tra filiere Ogm e filiere Ogm Free.
Immettere oggi coltivazioni Ogm in Italia con una proprieta' agricola molto frammentata e con un territorio che non ha grandi spazi a disposizione significa rischiare una contaminazione diffusa e quindi la scomparsa dell'agricoltura biologica e dell'agricoltura convenzionale".

Per approfondimenti:
Un caso "esemplare"
Un pericolo per il nostro avvenire?
- La chiave del futuro?



Rosario Mastrosimone

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